Secondo uno schema ormai consueto che si ripresenta da diverse mattinate, il prezzo dell’oro rimbalza e supera nuovamente la soglia di $3.370. I fattori principali restano invariati: da un lato, il ritrovato ottimismo riguardo a una normalizzazione dei rapporti commerciali globali; dall’altro, le preoccupazioni sulla stabilità dell’economia americana, alimentate da dati economici deludenti. Nel primo caso, ha avuto grande peso la positiva conversazione telefonica avvenuta ieri tra i leader di Stati Uniti e Cina, che ha contribuito a rasserenare i mercati e a rilanciare gli asset più rischiosi e il dollaro, penalizzando però il metallo giallo. Nel secondo, le statistiche USA alimentano le aspettative di una politica monetaria più espansiva da parte della Federal Reserve, con un primo possibile taglio dei tassi previsto dopo l’estate, a beneficio dell’oro. A complicare ulteriormente lo scenario ci sono le recenti tensioni tra Trump e Musk, un tempo alleati, che hanno causato un crollo del 15% delle azioni Tesla e generato pessimismo sul mercato azionario. Il focus odierno è sui dati relativi agli NFP (Non-Farm Payrolls) americani, che chiudono una settimana dedicata all’occupazione. Le attese sono per 130.000 nuovi posti di lavoro a maggio e una disoccupazione stabile al 4,2%. Dati significativamente differenti dalle previsioni potrebbero influenzare le aspettative sulla politica monetaria della Fed, con effetti contrari sull’oro e sul dollaro.
Analisi tecnica
Tutto cambia per restare uguale: l’oro continua a oscillare nel suo classico intervallo di prezzo. Il superamento del massimo di maggio a $3.439 potrebbe innescare un nuovo movimento rialzista, mentre una rottura al di sotto di $3.300 potrebbe spingerlo fino alla media mobile a 50 giorni, posta a $3.262. In assenza di novità, il metallo potrebbe continuare a muoversi entro il consueto canale, forse ampliando leggermente i propri estremi.