Euro-dollaro: rischioso andare oltre 1,17

Nella giornata di oggi, 5 gennaio 2026, il cambio EUR/USD si muove in un contesto di mercato dominato da una moderata forza del dollaro USA e da un atteggiamento attendista degli investitori in vista dei prossimi dati macroeconomici chiave.

Sul piano delle notizie, il dollaro ha iniziato l’anno mostrando una buona tenuta, sostenuto dall’attenzione sui dati economici statunitensi in arrivo, in particolare PMI, inflazione e Non-Farm Payrolls, che potrebbero fornire indicazioni più chiare sulle future mosse della Federal Reserve. Nonostante le aspettative di possibili tagli dei tassi nel corso del 2026, il biglietto verde beneficia ancora di flussi difensivi e di una migliore percezione della resilienza dell’economia USA rispetto all’area euro.

L’euro, al contrario, appare più fragile, penalizzato da una crescita economica dell’Eurozona ancora disomogenea e dall’incertezza sulle prossime decisioni della BCE. In questo contesto, il cambio ha mostrato difficoltà a mantenersi sopra area 1,17, livello psicologico rilevante.

Dal punto di vista tecnico, EUR/USD quota in area 1,168–1,170, muovendosi nella parte bassa di un range laterale che dura da diverse settimane. Il trend di breve periodo rimane leggermente ribassista. Le principali medie mobili giornaliere forniscono segnali di vendita o neutralità, indicando una pressione al ribasso ancora presente ma non particolarmente aggressiva.

Gli oscillatori come RSI e stocastico mostrano un momentum debole, senza condizioni di ipervenduto estremo, suggerendo che eventuali discese potrebbero essere graduali piuttosto che impulsive.

I livelli tecnici principali da monitorare sono:

Supporti: 1,1700–1,1680 come area chiave immediata; una rottura decisa potrebbe aprire spazio verso 1,1600.

Resistenze: 1,1760–1,1800 rappresentano la fascia superiore del range; solo un recupero stabile sopra questi livelli migliorerebbe il quadro tecnico, con possibili estensioni verso 1,1850–1,1900.

In sintesi, il quadro di oggi per EUR/USD resta prudente e leggermente orientato al ribasso, con il dollaro che mantiene un vantaggio nel breve termine. Tuttavia, la mancanza di un forte momentum suggerisce una fase di consolidamento, in attesa di catalizzatori macroeconomici che possano determinare una direzione più chiara nei prossimi giorni.

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