Cautela in attesa dei dati statunitensi dopo lo shutdown

Il mercato dell’oro (XAU/USD) si presenta in una fase di incertezza, dopo aver messo a segno un rally significativo dai minimi di 3 886 $/oz fino all’area dei 4 245 $/oz. Questo movimento, secondo diverse analisi, appare come un rimbalzo correttivo all’interno di un contesto di medio termine ancora fragile, complice la pressione derivante dai rendimenti reali statunitensi in salita e da un approccio più hawkish della Federal Reserve.

Il prezzo dell’oro si colloca attualmente intorno ai 4 086 $/oz, in una fase di consolidamento caratterizzata da una configurazione tecnica triangolare che riflette indecisione tra compratori e venditori. Le aree di supporto più rilevanti si trovano tra 4 095 e 4 080 $/oz: finché questo livello regge, è possibile assistere a un nuovo tentativo di rimbalzo verso le zone di resistenza poste tra 4 162 e 4 245 $/oz. Una rottura decisa sotto questo supporto, invece, potrebbe aprire la strada a una correzione più profonda, con target potenziali verso la soglia psicologica dei 4 000 $/oz.

Sul fronte delle resistenze, l’area 4 245-4 250 $/oz resta il punto critico da superare per riattivare un trend rialzista più ampio. Tuttavia, il recente indebolimento del momentum e la mancata conferma dei volumi suggeriscono prudenza: senza una rottura pulita di questa barriera, la spinta rialzista rischia di esaurirsi.

Gli indicatori tecnici mostrano segnali contrastanti. Su alcuni timeframe RSI e MACD suggeriscono un’impostazione ribassista, mentre il quadro più ampio mantiene ancora elementi favorevoli ai compratori. In ogni caso, la chiusura giornaliera o settimanale sotto l’area 4 140-4 125 $/oz costituirebbe un segnale di debolezza da non sottovalutare.

In sintesi, il quadro del XAU/USD al 17 novembre 2025 è dominato da equilibrio instabile: il supporto attuale è fondamentale per evitare una correzione ampia, mentre il superamento deciso della resistenza chiave resta necessario per parlare di un reale proseguimento del trend rialzista. La direzione finale dipenderà anche dall’evoluzione macroeconomica, in particolare dalle future mosse della Federal Reserve e dai movimenti dei rendimenti USA.

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