Il cambio euro/dollaro continua a muoversi in territorio ribassista, scendendo nella giornata del 4 novembre 2025 verso i minimi degli ultimi tre mesi intorno a 1,1498. Il rafforzamento del dollaro statunitense e la debolezza dell’euro restano i due temi dominanti del mercato valutario, in un contesto di politiche monetarie divergenti e incertezza macroeconomica.
Contesto macroeconomico
Il dollaro ha trovato sostegno grazie a un sentiment più favorevole verso gli asset rifugio e alle recenti dichiarazioni della Federal Reserve, che lasciano intendere un approccio prudente sui futuri tagli dei tassi. Dall’altra parte, l’euro soffre il rallentamento della crescita e il calo dell’inflazione nell’area euro, fattori che potrebbero spingere la BCE a misure più accomodanti nei prossimi mesi.
I dati macro statunitensi restano contrastanti: l’indice ISM manifatturiero ha mostrato debolezza nella componente dei prezzi, alimentando speranze di una politica monetaria meno restrittiva, ma il mercato del lavoro e i consumi mantengono ancora una certa solidità. Di conseguenza, il dollaro resta sostenuto, mentre l’euro fatica a recuperare terreno.
Analisi tecnica
Dal punto di vista tecnico, la coppia EUR/USD conferma la tendenza ribassista. La rottura del supporto a 1,1545 ha aperto la strada a ulteriori discese, con il prossimo obiettivo in area 1,1400. Il livello psicologico di 1,1500 rappresenta ora un punto di controllo cruciale: finché i prezzi rimarranno al di sotto, la pressione ribassista resterà dominante.
Le principali resistenze si trovano tra 1,1560 e 1,1625, mentre un superamento stabile di quest’area potrebbe segnalare l’inizio di una correzione più ampia. Tuttavia, la configurazione delle medie mobili e degli indicatori tecnici (RSI e MACD) rimane orientata al ribasso, confermando la prevalenza dei venditori.
Scenari e prospettive
Lo scenario base resta negativo per l’euro: finché la coppia non riconquista i livelli sopra 1,1600, il rischio di un’estensione del ribasso verso 1,1400 rimane elevato. Un eventuale rimbalzo tecnico potrebbe portare temporaneamente i prezzi in area 1,1560–1,1625, ma senza segnali di inversione strutturale.
Solo un ritorno sopra 1,1720 aprirebbe spazio a un cambio di tendenza nel medio periodo, ipotesi che al momento appare poco probabile.
In sintesi, l’euro resta sotto pressione in un mercato dominato dal dollaro forte e dall’incertezza sulle future mosse delle banche centrali. La direzione di breve periodo resta ribassista, con possibili fasi di consolidamento sopra i minimi recenti, ma senza ancora segnali convincenti di ripresa.